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Permettere alle persone di sperimentare: i corti Pixar

Creare ecosistemi dove le persone possano mettersi alla prova e sia concesso fallire

Mio figlio Simone mi ha fatto vedere Cars della Pixar centinaia di volte e qualche tempo fa è saltato fuori un fantastico corto che si chiama: La Luna

Al di là della bellezza e dello stile un po’ italiano, ho scoperto scavando qua e là che il titolo originale non è in inglese ma è proprio “La Luna”, perchè il regista emergente che l’ha diretto è un italiano: Enrico Casarosa

Questa cosa mi ha stupito talmente tanto che ho voluto studiare il loro processo creativo e in particolare l’origine degli short “i corti”: le stupende storie poste all’inizio di ogni proiezione.

In Pixar avevano un esigenza importante, dovevano trovare il modo di sperimentare senza farsi troppo male. Dato che un film ha budget ingenti, regole e tempi da rispettare, lo spazio per mettersi alla prova è abbastanza risicato.

Allora iniziarono a creare dei piccoli film con team ridotti e budget limitati. Uno dei primi che fecero si chiamava “il gioco di Geri” dove misero sullo schermo per la prima volta una persona vera, un uomo che gioca a scacchi con sé stesso. I tecnici sfruttarono l’occasione per migliorare l’animazione e le texture di un essere umano, sperimentavano senza limiti. Studiarono come replicare movenze, volto e capelli, una delle cose più difficili per l’animazione 3D    

I corti avevano anche altri vantaggi: non andavano al botteghino ma diventavano regali che la Pixar faceva allo spettatore. In pratica dovevano essere belli ma non eccezionali, in verità poi ognuno di essi si rivelava una piccola perla. I team erano ridotti quindi a differenza di film lunghi dove i ruoli sono abbastanza rigidi, ognuno poteva fare esperienza con ruoli diversi e molteplici aspetti del corto: storyboard, grafica, produzione, sceneggiatura.

Ultimo aspetto e forse il più importante, alla direzione potevano cimentarsi i registi emergenti.

Per la Pixar i corti dovevano essere una sorta di scuola di leadership interna, dove un aspirante director poteva capire se aveva la stoffa per dirigere un film vero.

Questo è il caso appunto dell’italiano Enrico Casarosa, arrivato in azienda come storyboard artist in Cars, Up e Ratatouille e candidato all’oscar come regista de “La Luna”. 

Quest’anno è arrivato il suo momento, creare l’unico lungometraggio Pixar per il 2021 “Luca”, ambientato nella riviera Ligure dove Enrico ha trascorso la sua infanzia.

Quando penso a tutto questo cerco di capire se anche nelle nostre organizzazioni e comunità, si possano creare degli spazi in cui le persone possano sperimentare e mettersi alla prova, senza aver paura di sbagliare

Piccoli ecosistemi privilegiati che creano legami forti e intessono relazioni, progetti collettivi dove ognuno possa cimentarsi con ruoli diversi all’interno dell’azienda. 

Questi potrebbero infine diventare percorsi privilegiati per testare e mettere alla prova leader emergenti o talenti in erba. Intravedi nella tua azienda spazi di questo tipo?

Credo che le caratteristiche per iniziativa del genere debbano essere: un tempo limitato, delle KPI precise per valutare l’esperimento, un ristretto numero di persone e la libertà di poter sbagliare senza farsi troppo male.

Se non c’è ancora, forse potresti essere il primo o la prima a doverli creare nella tua azienda. 

Non sai ancora se tra i tuoi colleghi o nella tua community ci sia l’Enrico Casarosa di turno. Sarebbe un peccato non dargli l’opportunità di creare qualcosa di nuovo e di bello.

Non credi?


Photo by Brian McGowan on Unsplash

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Di Alessio Fattorini

Sono un Community Manager che scrive. Particolarmente attratto da tutto quello che aiuta ed incentiva le persone a lavorare e collaborare insieme. Public Speaker, Marketer, ex Sysadmin e Open Source Evangelist
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