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Impara a pensare out of the box con il pensiero analogico

L’analogia come metodo potente per creare nuove idee, semplificare temi complessi e coinvolgere persone di ambiti diversi.

Quando Giovanni Keplero iniziò ad appassionarsi a tutto quello che riguardava il nostro sistema solare, si riteneva che i pianeti ruotassero intorno alla terra e si muovessero su delle sfere di cristallo. Un assunto scritto sulla pietra che nessuno aveva mai messo in discussione da duemila anni.

Un giorno Cassiopea si arricchì di una nuova stella e Keplero capì che l’idea del cielo immutabile non poteva essere giusta. Si chiedeva come mai l’inserimento di un nuovo corpo celeste non aveva frantumato le sfere di cristallo. E comincio a dubitare di millenni di sapienza da Platone e Aristotele in poi.

Iniziò a sposare l’idea di Copernico, cioè che fossero i pianeti a girare intorno al sole, ma ancora le cose per lui non quadravano. Perchè i pianeti più lontani si muovono più lentamente? Perché non avevano orbite circolari?

Keplero stava ragionando in modo tanto distante dal pensiero comune da non poter usare alcuna prova esistente come utensile di lavoro. Dovette usare uno strumento che possediamo tutti ma allo stesso tempo estremamente potente: l’analogia.

Forse “La luce si annida sul sole? C’è una forza, un’anima, uno spirito?” Provò a ricondurre ciò che vedeva a immagini a lui note. Quello che lui chiamò “la potenza motrice” anticipò la gravità, un balzo mentale strabiliante avvenuto molto tempo prima che la scienza elaborasse la nozione di forze fisiche.

Il concetto di gravità non esisteva e Keplero non aveva alcuna nozione di cosa mantenesse in movimento i pianeti, eppure riuscì a descrivere le dinamiche del sistema solare in maniera incredibile. 

La potenza motrice che cercava di descrivere non si fermava durante un’eclissi quindi era diversa dalla luce, gli serviva un’analogia più furba. Lesse una nuova descrizione del magnetismo e iniziò ad immaginare i pianeti come grandi magneti con i due poli alle estremità, e ora sappiamo che non sbagliò più di tanto. Poi iniziò a pensare che le orbite ellittiche, difficilissime da spiegare, erano simili a quelle che tracciava una barca dentro il mulinello di una tempesta.

Se non trovava una via d’uscita faceva partire una nuova analogia.

E’ un eufemismo dire che Keplero pensasse “out of the box”. Quando era bloccato non pensava semplicemente fuori dalla scatola, cambiava interamente ambito. Lui che era anche matematico, filosofo della natura, teorico musicale e teologo luterano, non faceva difficoltà a cercare analogie lontanissime dal contesto.

Cos’è il pensiero analogico?

Keplero ci ha lasciato uno strumento estremamente potente che gli ha permesso di guardare oltre i luoghi comuni accettati dai suoi pari: il pensiero analogico.

La pratica che consente di riconoscere similitudini concettuali in ambiti o scenari diversi che all’apparenza sembrano aver ben poco in comune. 

Detto così sembra una cosa complicata, in verità è molto semplice. Il pensiero analogico prende ciò che è nuovo e lo rende familiare, lo pone sotto una nuova luce e ti permette di analizzare concetti innovativi. Se ci pensi il nostro mondo è pieno di analogie: atomi come palle di biliardo, elettricità come acqua nelle tubature, scambi di calore come travasi da un contenitore all’altro.

Quindi, a cosa può servire nella vita di tutti i giorni sviluppare un pensiero analogico?

Esplorare territori che non conosciamo

Quante volte davanti ad un problema completamente inedito, qualcuno è riuscito ad accostarlo ad un’immagine quotidiana e tu hai esclamato “cavolo, è veramente così!”.

Con il pensiero analogico cerchiamo di avvicinare temi complessi e li affianchiamo a cose che già conosciamo. Riusciamo ad affrontare sfide nuove di cui facciamo fatica a capire i dettagli.

Keplero stava affrontando un problema che era nuovo non solo per lui, ma per l’intera umanità. Non potendo attingere all’esperienza doveva usare l’immaginazione. 

I miei ricordi sono pieni di detti dei miei nonni, una cultura contadina piena di analogie allo stato puro “la cerqua en fa le melaranc – la quercia non può fare le melarance” era uno di quelli più comuni. Vale a dire, se i suoi genitori sono fatti così è difficile che il figlio sia molto diverso. Un modo furbo per descrivere una cosa complessa come l’eredità dei geni, la trasmissione del carattere e dei comportamenti.

Semplificare temi complessi

Mio figlio all’asilo fa la pasta di sale. Come hanno fatto le maestre a spiegare ad un bambino che non sa leggere il concetto di ingredienti e composizione di un piatto? Si sono inventate una cosa molto intelligente, una ricetta senza parole. Hanno disegnato su un foglio due bicchieri di acqua, 3 cucchiai di sale, un piccolo recipiente con la farina e una bella immagine delle mani che impastano. Mio figlio sa replicare quel disegno ed eseguire la ricetta alla lettera.

L’analogia funziona allo stesso modo, è perfetta per semplificare concetti alle persone che li sentono per la prima volta. Mentre scrivo i miei articoli o salgo sul paco per uno speech, mi accorgo di usarla un sacco di volte. Quando facevo il formatore e dovevo spiegare il meccanismo della posta elettronica simulavo buste con francobolli colorati che finivano in mano a postini sbadati o corrieri troppo efficienti.

L’analogia mi aiuta ad avvicinare un concetto complesso, che è solo nella mia testa, a chi mi ascolta. 

E’ come un libretto di istruzioni di un gioco per bambini: semplice, diretto, fatto solo di immagini, 

Quando rimango estasiato da un bravissimo speaker mi accorgo che il motivo è sempre quello: è in grado di fare un uso assolutamente sapiente delle analogie. Tutti siamo bravi a complicare le cose, semplificare è un’arte complessa e solo i bravi insegnanti lo sanno fare.

Coinvolgere persone di ambiti diversi

Se io e te conosciamo a menadito una materia, quando parliamo entriamo nei dettagli e usiamo tutta una serie di concetti tecnici che sappiamo solo noi. Ma se vogliamo coinvolgere qualcuno di esterno che non sa nulla della materia in questione, come facciamo?

Creiamo analogie, delle immagini che appartengono ad un contesto completamente differente che è comune e più chiaro a tutti. Analogie fatte a posta per lui o lei e non solo per chi è dentro la materia.

Ok, quindi cosa posso fare in pratica?

La prossima volta che sarai alle prese con una nuovo problema da risolvere, coinvolgi persone fuori dal tuo ambito, invitali a partecipare alla discussione anche se tratta argomenti che non conoscono. 

Prova a spiegargli il problema usando le analogie, insisti finché non è chiaro anche per loro. In questo modo possono aiutarti portando idee innovative e fuori degli schemi, così da offrirti una prospettiva diversa e mai presa in considerazione

Se pensi alle dinamiche della community e delle aziende questa cosa è fantastica, ed è proprio quello che io faccio molto spesso: usare l’analogia per abbattere le barriere tra le persone, i silos, le conoscenze specifiche e le specializzazioni. 

In questo modo riesco a creare discussioni con punti di vista estremamente diversi, giocando sulle cose che ci accomunano e non so quelle che ci allontanano.

Inizia ad allenare fin da ora il tuo pensiero analogico, sarà un’arma potentissima per:

  • esplorare territori che non conosci
  • semplificare temi complessi a chi ti ascolta
  • coinvolgere persone di ambiti diversi e abbattere barriere

La storia di Keplero è tratta dal libro Generalisti di David Epstein

Photo by David Menidrey on Unsplash

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Di Alessio Fattorini

Sono un Community Manager che scrive. Particolarmente attratto da tutto quello che aiuta ed incentiva le persone a lavorare e collaborare insieme. Public Speaker, Marketer, ex Sysadmin e Open Source Evangelist
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